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Ksar Ghilane

Tunisia  viaggio capodanno2011

Esplorazione dell'oasi in mountain bike e a cavallo

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Ha una forma grosso modo rettangolare con una strada principale che la taglia in due secondo la lunghezza, poi da questa si diramano perpendicolarmente le strade che l’attraversano secondo la larghezza.

Faccio un breve giro nel campeggio, ove oltre allo spazio lasciato per i camper, c’è anche una zona circoscritta da una bassa recinzione ove sono le tende in stile berbero: ancora oggi possono essere utili perchè destinate per chi si reca senza tenda e vuole un rifugio per la notte pagando il solo posto letto. Girando dietro l’accampamento scopro il motorhome Laika di Stefano (uno dei camperisti che aveva appuntamento con noi il 31 a Douz, è arrivato lì un giorno prima saltando il giro delle oasi). Dormono ancora tutti e non li disturbo.

Imbocco la strada principale tornando indietro e poco dopo il campeggio trovo un camion di assistenza moto BMW e tutt’intorno decine di moto che si apprestano a partire: sono tutti italiani. Proseguo la mia esplorazione con la mountainbike sulla strada che segna l'asse principale. In fondo la strada è un po’ più stretta ed in lontananza vedo un fuoristrada che entra in una grossa pozza d’acqua, formatasi dalla fuoriuscita di un canale laterale alimentato dalla sorgente dell’oasi. Il fuoristrada dopo essere entrato non riesce più ad uscire dal pozzangherone. E’ un SUV Toyota che nonostante le 4 ruote motrici ha ormai scavato dei solchi tanto profondi da toccare con la parte della scocca sottostante la superficie del fango. Mi avvicino e salgo con la mountainbike su una sponda laterale sorpassando l’autovettura. Mi fermo, escono gli occupanti della Toyota, sono anche loro tutti e tre italiani: mi raccontano che hanno noleggiato il fuoristrada grazie ad un pacchetto fornito da una agenzia che comprendeva anche di passare una notte in un accampamento situato in fondo alla strada, ma ora non sanno come cavarsela per proseguire. Cerchiamo tutti di tirare fuori dalla pozza il fuoristrada buttando nell’acqua davanti alle ruote dei laterizi che troviamo, ma l’esperimento non funziona. Arriva un tunisino che ci mostra invece di provare a riempire la pozza con la sabbia. L’espediente va bene parzialmente, alcune ruote non slittano più ma il veicolo non ha il blocco del differenziale e le altre ruote continuano a girare a vuoto.

Passa il tempo con altri tentativi inutili, arriva un furgoncino Wolkswagen, è di un tedesco, scende e viene a vedere anche lui. Ci fa capire che proverà a far lui qualcosa: risale sul mezzo entra nella pozza ma esce subito salendo con il furgoncino 4x4 su una sponda laterale, riesce a salire sbandando un po’ e sorpassa il SUV. Ora tira fuori un cavo e agganciamo i due veicoli. Prova a trainare ma ha gomme poco tassellate che slittano sul fango senza riuscire a smuovere il SUV. Tira giù due lamiere antipattinamento che aveva agganciate lateralmente e le poniamo sotto le ruote del SUV. Si riprova e finalmente il Toyota esce!

Finita l’opera di soccorso ci salutiamo e ritorno con la bici al camper.

Ormai sono tutti svegli, decidiamo di recarci in fondo all’oasi ove c’è la sorgente di acqua termale, qui molta gente si appresta a fare la gita sulle dune, si può scegliere tra i dromedari, il cavallo e i quad. Noi scegliamo il cavallo, mentre Domenico e la sua famiglia il quad. Usciti dall’oasi sulla destra c’è un gruppo di camion fuoristrada allestiti a camper accampati direttamente sulle dune, mentre un altro se ne sta più isolato.

Finita la passeggiata a cavallo rientriamo, mentre Domenico si concede con i figli un bagno nella sorgente termale. Sono ormai le 13 e la "piscina" (in realtà è solo una pozza) è affollata di bagnanti: sembra di stare in agosto al mare, invece è gennaio e siamo in pieno deserto. Nel pomeriggio relax all’ombra delle palme, inizio a scrivere questo resoconto di viaggio e poi un altro giro in mountainbike.

 

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